Nel XVIII secolo il nostro paese diventò meta di pellegrini e viaggiatori aristocratici ispirati da diverse motivazioni, da quella religiosa (visitare il Vaticano), dallo studio dell’antichità a quella squisitamente turistica per ammirare il patrimonio culturale ed entrare in contatto con nuove tendenze artistiche. È il periodo del “ Grand Tour”, viaggio a più tappe dei primi turisti d’oltralpe alla scoperta di un ‘Italia ricca di storia e di antichità meta turistica e culturale per eccellenza. Gli inglesi erano i più numerosi anche perché questo viaggio d’istruzione offriva un’esperienza indispensabile per chi ambiva ad assumere un ruolo importante nella società del tempo. Roma costituiva il baricentro di questo itinerario, le sue piazze e i suoi monumenti venivamo immortalati da numerosi artisti in quadri e sculture e in piccoli capolavori come i micromosaici nei quali oltre a soggetti di ispirazione classica furono riprodotte vedute, vita di genere, animali e fiori. Queste opere stupivano e affascinavano i viaggiatori per la precisione del disegno, la vivacità dei colori e l’armonia della composizione. I mosaicisti, grazie alle innovazioni tecniche, videro farsi reale la possibilità di commerciare al minuto un’arte di per sé non adatta alla diffusione più spicciola. L’invenzione consiste nella possibilità di fondere e di filare la pasta vitrea (smalto) in bacchette sottilissime, anche inferiori al millimetro di lato. Gli smalti portati alla temperatura di fusione del vetro (circa 800 gradi) si trasformano in una pasta incandescente e malleabile che, con l’ausilio di puntelli e pinze, l’artista modellava fino ad ottenere bacchettine sottilissime, poi con una lima e delle pinzette da orefice la bacchettina veniva ridotta In piccoli segmenti (tessere) che successivamente venivano inseriti nel mastice precedentemente messo nella cassina. I colori che si potevano ottenere fondendo le paste vitree erano infiniti. Sorsero laboratori in Russia, Parigi, Milano, Napoli, ma niente potè mai eguagliare l’astuta inventiva dei mosaicisti romani che non lesinarono mezzi e spese per ideare oggetti sul gusto del momento e collaborare con altre categorie artigiane al fine di applicare il micromosaico a manufatti dei più svariati e sontuosi. Un’arte quella del mosaico partita magniloquente (elemento predominante dell’immagine della Roma Antica) godette di questa sua metamorfosi con immutata bellezza affrancando la caduta delle proporzioni con un raffinamento tecnico straordinario che ha fatto conoscere momenti di assoluta perfezione. Il micromosaico , particolare ramo evolutivo del mosaico antico, continua ad esercitare un fascino irresistibile anche oggi nel pieno dell’era tecnologica.

Fermacarte con micromosaico